Sette giorni d’arte contro il Covid- 19: la Camera d’Oro di Torrechiara | DAY 7

L’emergenza Coronavirus ha imposto, fino all’8 marzo, limitazioni con ingressi contigentati e misure di precauzione…

L’emergenza Coronavirus ha imposto, fino all’8 marzo, limitazioni con ingressi contigentati e misure di precauzione e sicurezza a musei e luoghi di cultura, tra cui anche quelli parmigiani e parmense. Abbiamo deciso, anche in ottica di incentivare – per quanto possibile – un clima di serenità, di portare le opere d’arte del nostro territorio nelle abitazioni dei parmigiani. Ogni giorno pubblicheremo un’opera d’arte del territorio per diffondere e condividere con tutti la bellezza di Parma e Provincia. Oggi, nell’ultimo appuntamento, ci occuperemo della Camera d’Oro di Torrechiara.

Day 6: Camera d’Oro di Torrechiara

All’interno del Castello di Torrechiara, la Camera d’Oro è un’area che presenta affreschi dipinti con molta probabilità da Benedetto Bembo, su richiesta del conte Pier Maria II de’ Rossi, verso il 1462. La sala si trova al primo della Camera d’Oro. Le pareti sono decorate con formelle di terracotta, in origine coperte da pitture e decorazioni in foglia d’oro. Le lunette e il soffitto sono invece del tutto decorati da affreschi che celebrano l’amore tra il conte e la sua amante, Bianca Pellegrini. I costoloni invece sono in cotto colorato e si uniscono a formare una chiave di volta in un medaglione nel quale spiccano le iniziali del conte dorate.

Questo sesto articolo di arte è così dedicato alla Camera d’Oro di Torrechiara, che presenta formelle, studiolo, affreschi, lunette e infine la volta. Le formelle, come visto in terracotta, sono decorate con altorilievi e presentano cinque tipologie diverse; le più numerose sono quelle poste a scacchiera sulle pareti, decorate ad arabeschi intrecciati a forma di croce. Tra le altre, troviamo rappresentazioni di leoni rampanti (simbolo di Pier Maria), poi di castelli accerchiati da fosse con dei cigni con a fianco bordoni da pellegrini; poi stemmi dell’amante Bianca, di due cuori uniti e a loro volta circondati da corona con inciso Digne et in aeternum. Per concludere, dei nastri con la scritta Nunc et semper.

Lo studiolo si trovava nell’angolo sud-est della stanza, ben illuminato da una finestra. I dipinti raffigurano nelle strombature i poeti latini Virgilio e Terenzio, mentre nei lati esterni si trovano Ercole e Sansone, due eroi della mitologia. Il sottarco con sfondo stellato presenta invece una scritta: “CHRISTUS REX VENIT IN PACE ET DEUS HOMO FACTUS EST“, utilizzata di frequente nel medioevo come protezione dalle calamità naturali. Il pannello in legno era completamente ornato da raffigurazioni di Dante, Aristotele, Platone e tanti altri autori greci. Il tavolo, estraibile, aveva al suo interno un piccolo dipinto di un Ecce homo. Questa piccola parte della stanza dimostrava così la grandezza intellettuale e morale del conte.

Gli affreschi della Camera

Gli affreschi decorano le lunette e le vele della volta a crociera, i colori molto vivaci si sono ormai sbiaditi nel tempo, ma servono a celebrare l’amore tra il conte e la sua amante e il potere proprio di Pier Maria. Le opere che abbiamo rappresentano l’unico esempio in Italia di un ciclo di dipinti medievali che vedono al centro l’esaltazione di amor cortese tra due persone reali. Partendo dalle lunette, si può notare che gli affreschi in esse inneggiano la storia d’amore tra i due, in quattro scene differenti, lunetta est, lunetta sud, poi ovest e nord.

Nella prima scena al centro si nota una grande architettura mantenuta da colonne sottili con capitelli corinzi dorati; divisa in tre parti, è ornata nel mezzo da un fastigio a salenti. All’interno è rappresentato Cupido bendato (parte mediana) sulla cima di una colonna, intenzionato a scagliare una freccia verso Bianca, nell’ala destra; sul lato opposto c’è Pier Maria che indica il dardo che lo ha colpito in precedenza. Sul fianco sinistro gli eroti suonano il flauto, elemento fallico, quelli di destra giocano con un pavone, simbolo di immortalità e attribuito a Giunone. Sullo sfondo si intravedono i castelli di Torrechiara e Basilicanova.

Si passa poi alla lunetta sud per la seconda scena. Al centro c’è un’architettura ben elaborata e sorretta da pilastri laterali molto robusti e decorati con delle formelle; all’interno delle edicole ad archi tribolati del frontone, a sua volta coperto da una lanterna, ci sono molte statue. All’interno troviamo il conte, a destra, che si inginocchia davanti a Bianca offrendole la propria spada e promettendo fedeltà. Al lato sinistro, gli eroti combattono contro un cigno, attribuito a Venere, quelli di destra suonano un liuto, elemento della musica celeste. Sullo sfondo si intravedono i castelli di San Vitale Baganza e Neviano de’ Rossi.

Nella lunetta ovest si trova la scena successiva. Qui al centro c’è un’architettura mantenuta da due colonne intagliate con dei capitelli corinzi sempre dorati; su esse troviamo due grandi ante aperte, ornate con quattro dipinti che raffigurano due cuori e due finisce con inferriate, sulle quali sono presenti le scritte In aeternum. Qui c’è Pier Maria a sinistra, si inginocchio davanti alla sua amante che gli pone sul capo una corona d’alloro. Al fianco sinistro gli eroti suonano una ribeca insieme ad una scimmia, simbolo del piacere fisico, quelli di destra suonano un organetto di fronte ad una coppia di pavoni, a rappresentare fedeltà del matrimonio. Sul fondo si vedono i castelli di Noceto e Segalara.

Si giunge così all’ultima scena, nella lunetta nord. Qui si nota un’architettura elaborata e sorretta da colonne sottili; la struttura è divisa in tre parti ed è ornata da un fastidio a volute su ben tre livelli, contenente una maschera di rilievo. Al suo interno c’è una finta finestra (parte mediana), che si affaccia su una collina lontana sul quale si innalza il castello di Torrechiara, luogo d’amore dei due. Vestito da cerimonia, sulla sinistra c’è il conte, sulla destra con l’abito da sposta e la corona, si trova Bianca. Al fianco sinistro gli eroti suonano l’arpa gotica, attribuita a Tersicore, quelli di destra si trovano a giocare con un cigno, elemento di Clio. Sul fondo si intravedono i castelli di Roccabianca e San Secondo, le due abitazioni ufficiali della coppia.

Per ciò che concerne la volta, gli affreschi rappresentano in ogni situazione l’amante Bianca, che giunge in diversi castelli alla ricerca del suo amato conte. La donna al centro è rappresentata con una veste da pellegrina, con ogni particolare tipico, come il bordone, il petaso sulla schiena e il mantello. Con grande attenzioni, sono raffigurati diversi castelli, in ordine ci sono i castelli di: Beduzzo, Pugnetolo, Corniglio, Graiana (vela est); Bosco di Corniglio, Busseto (vela sud); Roccaprebalza, Corniana, Bardone, Roccalanzona, Fornovo di Taro (vela ovest); Castel Maria, Sant’Andrea, Rivalta (vela nord).

Cenni storici

Come accennato all’inizio, il luogo sembra essere stato decorato da Benedetto Bembo nel 1462; non si hanno però date e notizie certe, che fanno pensare appunto a Bembo e a Francesco Tacconi. L’unica certezza che si ha, e che quindi ci permette di collocare la data di inizio verso quel periodo, è che nel 1463 la stanza era stata già terminata e arredata, dato che venne descritta in modo dettagliato dal poeta Gerardo Rustici nella sua opera Cantilena pro potenti D. Petro Maria Rubeo.

Da qui si può dunque ottenere un’idea un po’ più precisa e certa del periodo storico, collocando quest’opera d’arte nel XV secolo.

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